on Mar 29th, 2007ARTEin - Article
Click to download the full article.
“STREET-ART: dai graffiti alla pittura, la nuova faccia dell’avanguardia italiana.”
Articolo a cura di Lodovico Minelli
Sotheby’s batte opere dello street-artist inglese Banksy per cifre astronomiche. Vittorio Sgarbi a Milano difende i graffiti come vere e proprie opere d’arte. I più prestigiosi stilisti coinvolgono gli artisti “di strada” nelle loro sfilate. In tutto il mondo si inaugurano gallerie ed esposizioni dedicate a questo freschissimo filone pittorico. Viene da chiedersi se il mondo dell’arte sia impazzito da un giorno all’altro o se molti abbiano sottovalutato il potenziale artistico e mediatico della tendenza Street Art negli anni passati. La verità sembra assomigliare molto più alla seconda ipotesi.
L’arte di scrivere e disegnare in spazi pubblici ha accompagnato l’uomo fin dai primi passi della sua storia. I primi petroglifi preistorici su pietra poi evolutisi in pittura rupestre, come le scritte murali che “decoravano” le superfici dei centri urbani delle civiltà antiche, ad esempio quella cinese, egizia, etrusca e romana, sono tutti indizi che, sparsi per il globo, testimoniano l’innato impulso alla creatività della nostra specie.
Il graffitismo contemporaneo si sviluppa a partire dai primi anni ‘70 nel contesto delle grandi metropoli statunitensi. Già nel 1980, con il debutto formale di Jean-Michel Basquiat e di Keith Haring sul palcoscenico dell’arte contemporanea, il mondo viene a contatto per la prima volta con geni “scoperti in strada”. Sulle tracce di questi primi due folgoranti e smodati successi si è articolata una corrente di pittori-writers, soprattutto newyorchesi, che vanta fra i nomi più noti Futura2000, Rammellzee, Crash e Daze. Dopo questa prima fase di entusiasmo il rapporto fra graffitismo e mondo dell’arte si raffredda. Il grande ritorno d’interesse nei confronti di artisti dei graffiti si deve allo strabiliante sviluppo sociale del fenomeno nel corso degli anni ’90: il graffitismo sbarca in Europa per poi dilagare velocemente negli altri continenti prosperando energicamente in ogni angolo del pianeta e rivelandosi come fenomeno sociale e culturale di massa. Si delinea in questi anni la nuova tendenza stilistica del “Graffiti-Logo”: gli artisti sostituiscono le enigmatiche scritte con decorazioni figurative, veri e propri personaggi o illustrazioni di oggetti, che vengono riprodotti in modo seriale sui muri delle città. La tendenza graffiti logo evolverà velocemente nelle prime esperienze di Street Art, termine con il quale oggi si definisce qualsiasi gesto artistico compiuto in spazi pubblici. Il mondo della Street Art è eterogeneo e gli artisti creano arte in pubblico sperimentando diversi approcci comunicativi che non si esauriscono nei graffiti tradizionali ma si esprimono attraverso video proiezioni, installazioni, poster art e stickers art. I primi ad accorgersi dell’enorme potenziale economico di questa cultura sono i pubblicitari e gli studi grafici: molti Street Artists si formano come grafici, avvantaggiati rispetto ai colleghi dall’aver sperimentato e maturato linguaggi visivi nuovi, forti ed impattanti. Il gusto Street Art si impone nella pubblicità e diventa di moda.
Un’affermazione così incontenibile sul gusto visivo della società non poteva che preludere ad una legittimazione di quegli artisti di valore che da anni contaminano con il gusto Street Art le arti visive pittoriche e scultoree.
A dare la scossa decisiva c’ha pensato il critico d’arte Vittorio Sgarbi facendosi ambasciatore di un’azione di legittimazione ormai necessaria e sentita in molti ambienti intellettuali d’Europa. La mostra “Street Art, Sweet Art” promossa dal Comune di Milano presso il Padiglione d’Arte Contemporanea e curata da Alessandro Riva, si completa perfettamente nel quadro di un giusto tributo ad artisti che nulla hanno da invidiare a quelli tradizionali. L’esposizione al PAC, visitabile dall’8 marzo al 9 aprile, illustra i percorsi pittorici di un gruppo eterogeneo composto da 30 Artisti provenienti da esperienze creative molto diverse fra loro ma tutte accomunate dall’attivismo d’arte in luoghi pubblici. Molti di loro provengono dalle primissime esperienze italiane del graffitismo urbano, come ad esempio Atomo, Airone, KayOne, Rendo, Mambo, Led, Basik, ciascuno protagonista di un’evoluzione personale e stilistica. Si passa da un linguaggio di stampo plastico che caratterizza le opere di Joys e della coppia Dado e Stefy ad attitudini figurative, come evidenziano i lavori di Marco Teatro, Eron e Wany, fino ad arrivare a produzioni contraddistinte da squisite forme d’astrazione, nelle produzioni di Pho, Rae Martini e Cano. Altri artisti, invece, come Microbo, Bo130, Blu, Ericailcane, Ozmo, Abbominevole, sono da considerarsi appartenenti al nuovo filone italiano della Street Art vera e propria, alcuni di loro sono già entrati a pieno titolo nel sistema dell’arte “ufficiale” con partecipazioni a molte manifestazioni e festival di rilevanza internazionale. Dietro ad ogni Street Artist si cela un personaggio ed una storia, il pubblico può riconoscere facilmente le opere in strada di molti di loro semplicemente passeggiando per le vie delle nostre città: Pao, con i suoi “panettoni-pinguino”, Pus, l’artista degli scarafaggi, Bros, che si è auto-intitolato la “via Bros - artista contemporaneo”, Ivan, il “poeta di strada ”, Tv Boy, l’artista del bambino con la testa-televisore, concludendo con Sonda, Sea, Dem, Nais e Gatto.
Alcuni dei nomi presenti all’esposizione hanno già intrapreso percorsi pittorici di qualità tale da poter già vantare quotazioni importanti nel mercato dell’arte contemporanea. Purtroppo per via del folto numero di artisti presenti nell’effervescente movimento della Street Art la Mostra stessa per motivi organizzativi, logistici e curatoriali non ha potuto ovviamente dare spazio a tutti i profili degni di nota di questa tendenza pittorica, alcuni artisti di sicuro valore non sono infatti presentati. Cerchiamo quindi di approfondire i profili più interessanti presenti all’Esposizione aggiungendo alcuni outsiders di importanza non trascurabile.
Fra i talenti di sicura rilevanza presenti alla Collettiva ci sono i “graffitisti astrattisti”, tutti milanesi: Marco Grassi (Pho), Rae Martini e Marco Mantovani (KayOne). Marco Grassi, classe ‘76 è un artista completo ed i suoi interventi pittorici si ambientano alla perfezione in strada come in atelier, declinati secondo uno stile ricercato ed unico. Le sue opere sono dominate da tratti istintivi nel contesto di uno studio dell’estetica preciso e ragionato. Fra le sue azioni d’arte urbana da ricordare: l’aver creato propri dipinti su manifesti pubblicitari affissi nella città di Milano. Il gusto che emerge invece dalle opere di Rae Martini è definito dall’artista stesso “eleganza urbana”. Parlare di Rae Martini significa parlare della storia del graffitismo italiano, infatti Rae, con un ventennio di esperienza nell’attivismo nei graffiti, può a pieno titolo considerarsi una “leggenda vivente” del capitolo europeo del graffitismo. Da anni Martini coltiva un percorso pittorico che fonde elementi “graffiti style” alla sperimentazione materica. Le sue opere sono eleganti ed allo stesso tempo aggressive e in tutte il gusto disordinato urbano convive con precisione e sicurezza del tratto. Chiude il trio Marco Mantovani in arte “KayOne”, pittore che accosta colori in combinazioni piacevoli e audaci, la sua produzione è contraddistinta da caos energetico di linee e forme che richiamano le arterie urbane: il respiro della città e dell’arte che la colora.
Passando invece in rassegna i grandi nomi che non hanno potuto esporre alla Collettiva: lo Street Artist concettuale Filippo Minelli, il graffitista plastico Mitja Bombardieri (Verbo) ed il pittore figurativo WanyUES. Il bresciano Filippo Minelli si è specializzato negli anni in azioni di eclatante disordinazione urbana che spesso mirano a sottolineare lo stato di degrado delle metropoli. Nelle sue opere giocano lettere e personaggi tracciati con sicurezza che sottendono a concetti ed emozioni, il suo è un percorso artistico serio e ragionato che veicola concetti di presa mediatica di stampo internazionalista come testimoniano le numerose pubblicazioni delle sue performances su prestigiose riviste internazionali d’avanguardia. Mitja Bombardieri, bergamasco stabilitosi a Roma, è un’artista che spazia invece dalla video-arte alla grafica. Nelle sue opere pittoriche accosta spesso elementi grafici e di design ad uno stile graffiti plastico, il tema dell’evoluzione strutturale della lettera è sempre presente nei suoi lavori, tema che l’artista eredita dal proprio background nel graffitismo di strada. Ultimo nome degno di nota è il brindisino WanyUES, interessantissimo pittore figurativo che fonde illustrazione e surrealismo in chiave pop: forme morbide e dinamiche e colori freschi rendono le sue opere uniche e d’impatto.
Una cosa è certa, l’affermazione pittorica di molti di questi promettenti talenti non si fermerà alla dimensione nazionale. Alcuni di loro saranno infatti coinvolti in un Progetto senza precedenti, “STREET ART: Italy meets the World” una serie mirata di esposizioni internazionali di grande pregio nelle quali gli Artisti di casa nostra si confronteranno con i più quotati nomi del movimento STREET ART internazionale.


FARSA!