on Aug 9th, 2008PARIGI NELL’ARIA

In Taoyuan Lu il tanfo acre delle strade della città vecchia svaporava in un’inaspettata fragranza di baguettes appena sfornate introducendo verdissimi platani, case gradevoli e giardini. La concessione francese era un’oasi urbana che sapeva di una Francia d’oltremare e d’altri tempi. I francesi, a differenza degli altri coloni, avevano avuto l’accortezza di portare a Shanghai, oltre ai propri interessi commerciali, un pizzico di sano romanticismo. Se alzavi gli occhi era agosto, il cielo blu e nell’aria Parigi. Nascoste nel fogliame le tozze cicale facevano del loro meglio per farsi sentire nonostante il trambusto della metropoli, e per quanto potesse sembrare un’impresa impossibile quei determinati insetti ci riuscivano maledettante bene.
Ero in anticipo di quasi un’ora e decisi di fermarmi in un bistrò all’angolo di Chongde Lu. M’era venuta sete e quell’aroma di Europa ad agosto trascinò bruscamente la mente alle limonate che Tabucchi faceva bere a Pereira, l’oceano era un altro ma la brezza doveva assomigliare a quella di Lisbona. Il bistrò si chiamava Nuzi e naturalmente non serviva le rinfrescanti limonate del Brasileira. Ordinai la cosa più simile che trovai sul menù: un ghiacciato the al limone con cubetti di cocco.
Osservavo i passanti sorseggiando la bevanda e apprezzavo la sensazione di freschezza che mi prendeva la gola, fu solo allora che mi resi conto che le ragazze di shanghai erano graziose e delicate e in quella luce di Parigi d’oriente lo erano ancora di più. Quando tornai con lo sguardo al mio tavolino il the al limone era finito asciugato nel ghiaccio.